MULINI A VENTO

 Cagliari

La presenza di mulini a vento per la macinazione del grano è attestata nella città di Cagliari da una documento conservato presso l’Archivio di Stato di Cagliari (Fondo Atti Governativi e Amministrativi, Serie 05 Vittorio Emanuele I – sottoserie 04 – 1811-1814, Codice unità 894) il quale riporta il “Manifesto del Magistrato Civico di Cagliari col quale si concede un premio di scudi 100 a colui che fra un mese presenterà al governo un piano per ripristinare i mulini a vento nella capitale”.

Il documento si riferisce al ripristino di impianti già esistenti, quindi riconducibili a periodi precedenti a quelli di pubblicazione del Manifesto, avente data 28 Luglio 1813.

Link al documento originale:

http://www.archiviostatocagliari.it:443/patrimonioarchivio/immagine.html?open=F4422770504_SS&t=UD&pg=31&idp=2638&typ=s&doc=aga_894.jpg

Il Manifesto è di seguito trascritto.

L’illustrissimo Magistrato Civico di Cagliari

Avendo S.M. fra le sue mire di pubblica utilità riguardato sempre con speciale interesse l’economia degli oggetti inservienti alle prime necessità della vita, e delle manifatture alle medesime relative, ha deliberato di non lasciar più a lungo sospeso l’eseguimento del piano, che avea già concepito sulla maggior facilitazione del macinamento del grano con ripristinare i molini detti a vento, i quali nel difetto della vicinanza delle acque a questa Capitale, sono i più adatti alla posizione della medesima, ed il cui uso stante qualche difetto mecanico dell’opera trovasi da qualche tempo abbandonato. Ha perciò la stessa M.S. ordinato al Magistrato Civico di pubblicare il presente Manifesto, in cui si fa noto al Pubblico, che dai fondi della cassa di questa Città verrà corrisposto il premio di scudi cento a chi frà il termine d’un mese presenterà al Governo:

Primo Il piano del sito il più adatto alla collocazione dei predetti molini, ed il quale abbia la maggiore possibile sicurezza di profittare di tutti i venti, e particolarmente di quelli, che sono più frequenti in Cagliari, più costanti, e più regolari.

II. Il modello d’un molino a vento economico ad una sola macina, il quale riunisca in quanto è possibile l’utilità dell’uso alla semplicità della macchina, ed all’economia della costruzione.

III. Il modello d’un burato, che semplifichi la separazione delle varie parti delle farine più analogamente per quanto è possibile al modo, con cui attualmente sogliono separarli dalle Panatare.

Il predetto premio verrà indilatamente corrisposto a quella persona, la cui macchina meriterà dopo le prove pratiche da farsi di esser prescelta, od approvata dal Governo. Ed acciò pervenga ciò a notizia di tutti si ordina, che il presente venga pubblicato nei modi, e luoghi foliti, e che alla copia impressa nella Reale Stamperia si presti la stessa fede, che al proprio originale.

Cagliari li 28. Luglio 1813.

Nello stesso Archivio Storico di Cagliari, e sempre riferito alla città di Cagliari, è presente un documento (Fondo Antico Archivio Regio, Serie 10 – Cat. X, Risoluzioni, cause, pareri e decreti del regio patrimonio – Codice unità P56 – Unità di conservazione 191, N° ord. 101, Foglio 66.v) col quale, alla data del 17 Luglio 1686 la Giunta del Reale Patrimonio accorda la licenza d’impiantare due mulini a vento per macinare grano nei pressi della Scafa a Francesco Mora di Mallorca.

Sempre a Cagliari, nello spigolo nord-est del Bastione della Tenaglia, nel quartiere fortificato del Castello, viene indicato l’inserimento del “mulino a vento” (1602-1628) (Rassu M., Baluardi di Pietra, Storia delle fortificazioni di Cagliari, Aipsa edizioni, 2003).

Il toponimo “Mulino a vento” è riportato nel catasto UTE Cagliari, Tavoletta 097 – “Strada polveriera” (post Anno 1851).

Lo stesso toponimo “Mulino a vento” è riportato nella Tavoletta 7 “Cagliari” del catasto del Real Corpo di Stato Maggiore Generale (“Catasto De Candia”) (anno tra 1941-1951).

Mulino a Vento di Santa Teresa di Gallura

A Santa Teresa di Gallura è presente una costruzione denominata “Mulino a vento”, a forma tronco conica, costruita con blocchi di granito, di dimensioni variegate, ordinatamente posti in corsi orizzontali. Non si hanno notizie riguardo la sua costruzione e sull’effettivo utilizzo.

Tipologicamente la costruzione è assimilabile ad un mulino a torre (noti dalla fine XIII sec.), formato, appunto, da una torre cilindrica o a tronco di cono (prevalentemente in muratura), contenente all’interno, se per questa destinazione era stata edificata, il meccanismo e le macchine di macinazione dei cereali; una calotta sommitale girevole (cuffia o cappello o cappa) sosteneva il gruppo delle pale e poteva essere opportunamente ruotata in maniera da orientare le pale in direzione dei venti favorevoli. In questo genere di mulini il meccanismo molitore è simile a quello di un mulino a ruota verticale, con la disposizione rovesciata dei componenti: le pale (o meglio le ali), generalmente in numero di quattro e costituite da un’intelaiatura di legno, fanno ruotare l’albero orizzontale ad esse solidale (fuso), collegato all’altra estremità, all’interno della costruzione, con una ruota dentellata (lubecchio), il quale trasmette tramite i suoi denti inseriti, alternativamente, negli spazi vuoti del un rocchetto cilindrico moltiplicatore (lanterna), il movimento rotatorio all’albero verticale e, contestualmente, alla macina girante superiore che, assieme a quella fissa sottostante, si trovavano, generalmente ma non essenzialmente, all’interno di un cassone di legno.  

Mulino a Vento di Chiaramonti

Costruito in data incerta su una prominenza ad est della collina di Cudinarasa, il mulino ha macinato grano ed altri cereali sino a pochi decenne fa (rif. www.archeologosardos.it).

Non si hanno riferimenti cartografici certi riguardo questa costruzione, soprattutto in relazione alla eventuale destinazione produttiva. L’edificio sembrerebbe presente nella carta I.G.M. in scala 1:25.000 (F° 180 II S.O. “Chiaramonti”- Ril. 1885).

La costruzione presenta una torre laterale (“mulino a torre”) ed un corpo di fabbrica a pianta rettangolare (magazzino) ad esso aderente, entrambi con struttura in pietrame calcarenitico arenaceo legato con malta e, per lo più, intonacato esternamente.

 

 

Mulino a Vento di Nebida (Iglesias)

Il vecchio mulino a vento (anno 1881?) consentiva il pompaggio dell'acqua necessaria alla laveria. Era stato progettato da un Ingegnere olandese e prevedeva inizialmente delle pale in legno che poi vennero sostituite da quelle in ferro; tali pale erano ancora visibili fino a qualche decina di anni fa nella laveria Carroccia. (www.minieredisardegna.it).

La costruzione è segnalata nella carta I.G.M. in scala 1:25.000 (F° 232 I N.E. “Nebida”- Ril. 1897).

Realizzato con pietrame di varia natura, prevalentemente metamorfica, all’interno non presenta ambienti ben definiti ma brevi corridoi tra robusti basamenti murari, probabilmente a sostegno della struttura in elevazione del sistema di pale.  

  

Mulino a Vento di Sassari (Largo mulino a vento)

L’Angius, nel Dizionario geografico-storico-statistico-commerciale degli Stati di S. M. il Re di Sardegna (1832-1848), riferisce che “Non son molti anni che si costrusse un molino a vento sulla destra dello stradone della città a Scala di Gioca; ma non riuscì”.

Nel Foglio 13 “Sassari” del ”Atlante dell'Isola di Sardegna alla scala 1:50.000” (Ril. Alberto La Marmora - Carlo De Candia, 1834-1839) spicca nei pressi di Sassari l’indicazione di un “Molino a vento”.

Il “Molino a vento” è riportato nella Tav. 74 della cartografia del Real Corpo di Stato Maggiore Generale (Catasto De Candia, Comune di Sassari, anno 1849).

Il “Molino a vento” è segnalato anche nei documenti catastali del Cessato Catasto di Sassari (Frazione I3, Comune di Sassari, post 1881).

 

 

 

 

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